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In cambio di tale disponibilità ci fu proposto dall'on. Giuliano Bignasca (nonchè nostro locatore), e dal municipale Giorgio Salvadè, allora municipale di Lugano; di chiedere formalmente all'esecutivo luganese l'usufrutto dell'ex-Masseria Gervasoni (sita anch'essa in località La Stampa), per la quale ricordiamo, il Municipio di Lugano, aveva già licenziato un messaggio per la ristrutturazione dell'ex-Masseria Gervasoni e aveva intavolato, tempo prima, trattative senza successo con i <molinari> per definire la destinazione dell'area. Progetto Green fece la richiesta, tantè che il Municipio dopo averne dato comunicato anche alla stampa locale, ci convocò a mezzo dell'on. Salvadè onde stabilire le modalità d'usufrutto dell'area. In quell'occasione, presenti, oltre al presidente di Progetto Green: Patrick Stroppa e due membri dell'associazione medesima, l'on.Salvadè ci confermò quanto appreso dai giornali, ovvero la disponibilità a concederci la masseria e ci pose tre condizioni: l'una di carattere politico e altre due di carattere amministrativo. Per le due condizioni squisitamente amministrative, non v'erano problemi; in parte vi avevamo allora già adempiuto; mentre quella politica era la richiesta, al nostro movimento cooperativo, di aderire alla Convenzione di Stoccolma: una serie di diktat catto-integralisti e privi di una logica educativa e teraupetica che alcune città europee (fra le quali Lugano) ed associazioni di diverso retaggio si sono date. L'on. Salvadè imponendoci questa condizione ben sapeva che non vi sarebbe stata possibilità di intesa, tantè che persino l'incontro si interruppe in modo <atipico>. In sostanza, Progetto Green, un po' per ingenuità e contando sulla buona fede della municipalità luganese e dell'on. Bignasca Giuliano, aveva ceduto le proprie strutture per nussun'altra soluzione valida in cambio. La configurazione dei reati e le prove. Alla fine del 2000, avendo il presidente del nostro movimento Patrick Stroppa, conosciuto ed in contrato in più occasioni l'on. Giorgio Giudici, (sindaco di Lugano e succeduto nel frattempo all'on.Salvadè nella guida del dicastero delle opere Sociali), fu chiesto un incontro volto a confrontare alcune opinioni relativamente alla problematica sulle dipendenze. Nel corso del primo incontro con il Sindaco, scaturì casualmente che nella propria decisione (relativamente alla questione ex-Masseria Gervasoni) la Municipalità di Lugano dette sì mandato all'on.Salvadè Giorgio di regolarizzare l'utilizzo della ex-masseria da parte di Progetto Green, ma nè in quella, nè in altre occasioni fu mai posta alcuna preclusione ideologica da parte del Municipio stesso . L'imposizione a Progetto Green di aderire alla Convenzione di Stoccolma, fu un'iniziativa personale ed arbitraria dell'on.Salvadè; cosciente così come lo era il Municipio: che imporci preclusioni ideologiche di siffatta specie, sarebbero state inaccettabili per Progetto Green. Riteniamo ingiustificabile il comportamento dell'on. Salvadè; abbiamo raggiunto l'intima convinzione, che nei suoi comportamenti si ravveda l'abuso d'autorità nello svolgimento di una pubblica funzione; e, vi cogliamo un eclatante falso ideologico in atti d'ufficio (e forse anche altri reati sui quali siamo fiduciosi faccia luce la Magistratura Ticinese), ai danni di un movimento cooperativo, i cui membri null'altro desiderano se non recuperare loro stessi e quanto ci stà attorno. La dabbenaggine e l'arroganza dell'on. Salvadè, (al contempo rappresentante di un movimento xenofobo e bordellaro, nonchè autorevole membro di Comunione e Liberazione, movimento catto-integralista che detiene un numero preoccupante di <Poltrone> in tutti gli ambiti pubblici, sociali e mass-mediatici del Cantone: un vero centro di potere occulto e trasversale a tutti i partiti) hanno provocato notevoli danni finanziari, nonchè morali a Progetto Green; tantè che in risarcimento ai danni subiti, il nostro movimento cooperativo, intende chiedere in sede civile all'on. Giorgio Salvadè, l'importo di un milione cinquecentomila franchi; a tale proposito abbiamo dato mandato ad un noto studio luganese. Le prove e gli atti, il testimone. L'on. Giorgio Giudici, da noi informato sulle nostre intenzioni a denunciare l'on.Salvadè; ci ha confermato che i verbali del Municipio di Lugano, parlano chiaro in proposito alla vicenda: nessuna preclusione ideologica fu fatta; ben sapendo che non sarebbe stata accettata. Da qui la disponibilità del Sindaco e degli atti relativi la vicenda (verbali, corrispondenza intercorsa ecc.) depositati in Municio. Della presente denuncia diamo comunicato alla stampa scritta e parlata, e ne mandiamo per correttezza copia agli interessati: On. Giorgio Salvadè, Lugano >On. Giorgio Giudici, Lugano al Segretario Comunale di Lugano
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