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DARE UN MILIARDO ALL'UE? COL PIFFERO !!! di Giuliano Bignasca Dalla parte degli Svizzeri e dei Ticinesi Tra il 2007 e il 2013 la Vecchia Europa verserà all'Europa dell'Est 141 miliardi di euro quale fondo di coesione. Intanto la legge sull'aiuto ai paesi dell'Europa dell'Est - base legale per il miliardo di franchi che i bambela di Berna vorrebbero versare ai nuovi Stati membri dell'Unione europea quale contributo autonomo al fondo di coesione istituito da Bruxelles - è stata accettata. Contro tale legge verrà lanciato il referendum da parte della Lega dei ticinesi e dei Democratici Svizzeri, a cui si è aggiunta, dopo aver nicchiato, L'UDC.
La Svizzera ogni anno versa circa 2 miliardi di franchi per l'aiuto allo sviluppo, in particolare a vantaggio dei paesi dell'emisfero Sud. Si tratta di circa lo 0,45% del prodotto interno lordo. Diciamo subito che la Confederazione ha dato l'incarico ai suoi contabili di Palazzo di creare attorno a questi aiuti il massimo del fumo possibile in modo tale che fosse difficile capire quanto viene effettivamente versato ogni anno.
E così centinaia di milioni di franchi partono da un settore con una denominazione particolare, altre centinaia di milioni partono da alti settori con altre denominazioni particolari. Alla fine della fiera sono in pochi che veramente sanno quanti dei nostri soldi partono all'estero ogni anno senza contropartita. Sempre la Svizzera, dall'inizio degli anni Novanta, fornisce un aiuto ai paesi dell'ex blocco dell'Est. In quest'ambito ha già sborsato circa 3,5 miliardi di franchi. Come detto sopra, visto il fumo che pervade questi conti, non si capisce se questi 3,5 miliardi di franchi spesi in dieci anni facciano parte dei due miliardi l'anno oppure con essi non c'entrino nulla. Ora, a tutto ciò si somma l'importo di un miliardo del fondo di coesione.
Un fiume di denaro verso i paesi dell'Europa dell'Est
Il miliardo svizzero fa parte di quel fiume di denaro che i 15 paesi della Vecchia Europa intendono versare ai nuovi 10 Stati membri UE. E' evidente che l'Unione europea può fare quello che vuole; ma è altrettanto evidente che questo fiume di soldi voluto da Bruxelles è stato accettato dai singoli paesi dell'Unione senza tenere conto del volere dei cittadini europei (che probabilmente manco sanno che esiste questo fondo di coesione).
Da notare che oggi il Vecchio Continente non nuota nell'oro, che ci sono più di 20 milioni di disoccupati e che la povertà è ormai cosa corrente anche nei paesi europei di vecchia industrializzazione.
Mentre nessuno a Bruxelles si è sognato di informare i cittadini che i finanziamenti all'Europa dell'Est andranno a migliorare le strutture di base di questi Paesi, e faranno in modo che essi siano in futuro sempre più attrezzati per ricevere al meglio le aziende del vecchio Continente desiderose di delocalizzare le attività produttive.
A perderci saranno così ancora gli operai del Vecchio Continente che attraverso la delocalizzazione delle attività verso i nuovi Stati membri rischiano di perdere il loro posto di lavoro. Ad avvantaggiarsi saranno per contro le imprese che potranno produrre a costi minori, sfruttando la manodopera che nell'Est europeo è decisamente meno cara.
Detto questo, ci si può domandare che razza di politica economica stiano facendo i governi della Vecchia Europea. Ci si può anche domandare che razza di politica stia facendo la Svizzera partecipando a questo fondo di coesione, vale a dire a questa immensa mole di capitali pubblici che tra l'altro si unisce a un altrettanto incredibile mole di capitali privati che vanno a finire in quei paesi.
Cosa ne dicono i cittadini europei di tutto questo? Cosa dicono le piccole e medie imprese europee che non hanno la forza di delocalizzare e che, rimanendo sul territorio della Vecchia Europa, sono tassate di più di quelle in grado di delocalizzare? Se i cittadini europei di tutto questo fossero informati o si degnassero di informasi ne uscirebbero delle belle. Costituzione europea in Francia e Olanda insegna.
Giuseppe Deiss fuori di testa Deiss è preoccupato perché qualcuno in Svizzera potrebbe dire cose che potrebbero dispiacere al re. La Svizzera dovrebbe ben guardarsi dal creare difficoltà con il suo partner economico più importante, vale a dire l'Europa. Il contributo elvetico al fondo di coesione permetterebbe di creare simpatia nei paesi interessati.
Secondo Deiss è sbagliato pensare che un eventuale no popolare al miliardo di franchi non avrebbe ripercussioni: al contrario, dice lui, renderebbe molto più difficili le relazioni con l'UE. I Venticinque potrebbero collegare il tema con altri trattati, per esempio con i Bilaterali (ancora?), anche se il contributo elvetico è indipendente da essi. Poi il Giuseppe rischia la battuta: l'UE è il partner commerciale più importante: "chi ha interesse a tagliare gli pneumatici del proprio veicolo?"
Tutto bene, ma allora Deiss, come la mettiamo con la decisione tedesca di prorogare la libera circolazione delle persone fino al 2009? Non è forse questo uno smacco all'Unione? E la votazione francese e olandese contro la Costituzione europea, non è forse uno smacco? E la lotta franco-italiana-tedesca-spagnola per l'elettricità non è uno smacco all'Europa?
Sia chiara una cosa: quel bambela di Deiss può raccontare tutte le panzane che vuole, cosa che del resto fa da anni. Ma noi a regalare un miliardo dei cittadini svizzeri ai paesi dell'Europa dell'est non ci stiamo!! Ed è per questo che lanceremo il referendum!! Il miliardo va semmai investito per aiutare gli Svizzeri!! Europa dell'Est un paio di palle!!! Giuliano Bignasca - 26.03.2006
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