Argante righetti  ticino a rischio

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TICINO A RISCHIO di Argante Righetti da La Regione

Il Consiglio di Stato ha deciso venerdì di togliere a Patrizia Pesenti tutti i servizi sociali, molto più della metà del suo Dipartimento. È una decisione di estrema gravità. Mai nei 110 anni trascorsi da quando è stato introdotto in Ticino il sistema proporzionale per l'elezione del Consiglio di Stato si è verificato un episodio del genere, anche se non sono mancati i momenti di alta tensione. Nessun paragone può essere fatto tra questa decisione e le decisioni del passato con le quali, con voto di maggioranza, a un consigliere di Stato è stato tolto il dipartimento e gli sono stati assegnati dipartimenti di minore importanza. La storia registra nel 1923 la decisione di togliere al liberale radicale Giovanni Rossi il Dipartimento dell'educazione.
Nel 1935, poi, la decisione di togliere al socialista Guglielmo Canevascini il Dipartimento delle costruzioni e nel 1947 la decisione di togliere al conservatore Giuseppe Lepori il Dipartimento dell'educazione. Ma nei tre casi citati si è sempre trattato di scelte fatte al momento dell'insediamento del Consiglio di Stato appena uscito dalle elezioni, con cambiamenti nella sua composizione personale, e di scelte fondate su un disegno politico. Qui si tratta invece di un'operazione decisa nel corso della legislatura, per dissidi sorti nell'elaborazione del preventivo, decisa a preventivo approvato. Non si può non avvertire che si è creato un precedente estremamente pericoloso.
Si è detto che trattasi di una decisione a carattere personale, non politico.
È un'affermazione sconcertante. Poiché non vi sono né mancanze amministrative né mancanze penali, la decisione è politica e ancora più politici i suoi effetti. Patrizia Pesenti è stata colpita non solo come persona ma anche quale rappresentante del partito socialista.
Come si può pensare di far accettare da una larga parte del paese una scelta che promuove a pilastro del governo un movimento come la Lega, che dalla sua costituzione ha svolto un'azione politica dagli effetti devastanti, ed emargina il partito socialista che ha una storia e che ha dei valori che hanno contribuito in misura non indifferente alla crescita civile del paese? Come si può pensare che molti cittadini nel paese non leggano nella spartizione fra quattro consiglieri di Stato dei settori più importanti del Dipartimento della sanità e della socialità, spartizione sommata ai tagli impressionanti nella spesa sociale, un attacco alla socialità, a un settore di grande rilevanza per il paese, dal quale tanto dipende la condizione dei cittadini e soprattutto delle fasce più deboli? Come si può non vedere che la decisione ha effetti disastrosi sull'immagine del Ticino, già scossa da gravi trasgressioni di persone con cariche istituzionali? Sono illuminanti i duri commenti della stampa confederata.
Basti un esempio: la Neue Zürcher Zeitung intitola il suo commento " Deragliamento del governo".
Come è possibile che non si avvertano le conseguenze che la decisione avrà sulla convivenza politica nel paese? Il Consiglio di Stato è appena all'inizio del mandato ricevuto con le elezioni di aprile. Il suo mandato scade nell'aprile 2007. Poiché Patrizia Pesenti ha l'intangibile diritto di partecipare alle sedute del Consiglio di Stato, si può immaginare che la convivenza sarà molto difficile. La crescita della conflittualità non resterà circoscritta al Consiglio di Stato, ma si estenderà al Gran Consiglio e al paese, già turbato dalla difficile situazione sociale e economica. È alto il rischio dell'ingovernabilità, della paralisi politica del paese.
Chi ha funzioni di responsabilità nelle istituzioni e nei partiti non può sottrarsi al dovere della riflessione su queste realtà e al dovere della ricerca nel più breve tempo possibile di una soluzione fondata sul consenso.
E sarebbe un grave errore sottovalutare l'avvertimento dato dal voto di domenica in Ticino.

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