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PCT < LA STAMPA > A 8 ANNI DALLA TRAGICA FUGA
NELL'OTTOBRE DI OTTO ANNI FA, UN GRUPPO DI PERICOLOSI MALVIVENTI, ARMI ALLA MANO E CON OSTAGGI AL SEGUITO, TENTARONO LA FUGA DAL PENITENZIARIO DI LUGANO
Sabato, tre ottobre 1992, in una fuga disperata due degli otto evasi rimasero uccisi dai numerosi colpi d'arma da fuoco sparati dagli agenti della Polizia Cantonale in attesa a poche centinaia di metri dalla recinzione esterna del carcere. I fuggitivi, armati di tre pistole e due bombe a mano, percorsero solo un breve tratto verso l'agognata liberta'.All'alt intimato dalle forze dell'ordine, la prima vettura con a bordo quattro malviventi e due agenti di custodia si fermo' immediatamente e gli occupanti scesero dal veicolo con le mani alzate in segno di resa. La seconda auto con a bordo altrettanti detenuti e un agente di custodia tento' invece di fare retromarcia per presumibilmente allontanarsi dalla zona di tiro della polizia nell'intento - si suppone - di permettere ai fuggiaschi di continuare a piedi attraverso i boschi circostanti.In quel momento pero' gli agenti della Polizia Cantonale hanno aperto il fuoco uccidendo due degli evasi ; un ex-militante dell'organizzazione terroristica Prima Linea riciclato dalla delinquenza comune, tale Pietro Leandri e il narcotrafficante cileno Anasco Vilalon.
MUORE ANCHE UN AGENTE DI CUSTODIA TICINESE.
Sotto i colpi degli agenti perse la vita anche un giovane agente di custodia ticinese il quale fu appurato dal sostituto procuratore pubblico Avv. Luca Marcellini, sarebbe stato direttamente implicato nella preparazione della fuga. La cronistoria di quei tragici minuti di fuoco annota pure il ferimento degli altri due occupanti della seconda vettura, in modo grave del cittadino portoghese Manuel Pereira, in modo leggero dell'italiano Giancarlo Calzavara. Quest'ultimo, a distanza di poche settimane dal primo tentativo, volle ripetere l'impresa, stavolta dalle carceri pretoriali di Mendrisio. Da li' , grazie alla complicita' di persone esterne che gli avevano fatto pervenire, nascoste in un pacco di dolciumi, una dozzina di lime per tagliare le sbarre della cella, il Calzavara avrebbe inferto l'ennesima " stoccata " alla sicurezza del sistema penitenziario ticinese giudicato dagli addetti ai lavori di media sicurezza.Tale gesto suscito' ancor piu' clamore nell'opinione pubblica gia' tanto, troppo suggestionata dal fatto di sangue e dai molti interrogativi sorti in merito all'operato della polizia.
30 MILA FRANCHI, IL " COMPENSO ".
Per ritornare al presunto coinvolgimento nel piano di fuga da parte dell'agente di custodia ticinese, nonostante l'arresto, avvenuto dopo pochi giorni da quei tragici fatti e del susseguente rilascio di un fratello e della fidanzata della giovane vittima, la magistratura si trincero' dietro un assoluto riserbo. Una svolta nelle indagini l'avrebbe potuta provocare l'arresto di F.F., capo arte, responsabile di uno dei laboratori di lavoro del Penitenziario, al quale venne mosso l'addebito di aver introdotto all'interno del carcere l'arsenale di armi rivendute agli evasi. Dopo l'arresto di F.F. vennero alla luce anche i risvolti relativi al fattore economico dell'operazione fuga. A detta della Procura Pubblica l'agente rimasto ucciso avrebbe percepito quale compenso per la sua collaborazione circa trentamila franchi, un centinaio di grammi di haschisch e un po' di cocaina, mentre al suo collega F.F. sarebbero andati poco piu' di diecimila franchi.
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