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RUMSFELD: L'IRAQ POSSIBILE OBIETTIVO USA Nuove minacce a Baghdad del ministro della difesa. (fine ottobre) Tareq Aziz: Usa e Gb preparano l'attacco
Il ministro della difesa Usa Donald Rumsfeld ha ribadito ieri che la guerra contro il terrorismo potrebbe estendersi presto anche all'Iraq mentre il vice primo ministro iracheno, Tareq Aziz, in una intervista ad un giornale britannico, si è detto sicuro che prima o poi con qualche pretesto Usa e Gran Bretagna attaccheranno anche Baghdad per rovesciare il regime del presidente Saddam Hussein. L'ipotesi di una nuova devastante guerra contro l'Iraq che manderebbe in pezzi la "neutralità" nella crociata di Bush degli stati arabi "moderati", rilancerebbe lo scontro arabo-israeliano e porterebbe ad una balcanizzazione dell'intero medioriente con conseguenze inimmaginabili, è vista con grande allarme non solo dai paesi arabi e musulmani, già alle prese con un forte dissenso interno per l'attacco Usa all'Afghanistan, ma anche dai paesi confinanti con Baghdad, come la Turchia, e persino dagli alleati europei degli Usa a cominciare dal fedelissimo governo britannico di Tony Blair. Un no alla guerra contro l'Iraq è venuto infatti già nei giorni scorsi dai ministri degli esteri della Lega araba, ed in particolare dall'Arabia saudita e dall'Egitto, mentre contro tale ipotesi è sceso in campo anche il governo britannico con una non equivoca dichiarazione del ministro della difesa Geoff Hoon: "Non ci sono prove che colleghino l'Iraq ai fatti dell'11 settembre. Non ci sono prove sinora che colleghino l'Iraq agli attacchi con l'antrace negli Stati Uniti. Penso che sia importante sottolineare queste cose". Blair finalmente è riuscito a farsi ricevere, mercoledì prossimo, a Riyadh e non vuole certo mandare all'aria colloqui e affari per le irresponsabili minacce a Baghdad dei "dottor stranamore" a stelle e strisce. Londra punta invece più che ad una nuova guerra, ad imporre al Consiglio di sicurezza, il prossimo dicembre, l'adozione di "sanzioni intelligenti" che limiterebbero ancor più la sovranità dell'Iraq sul suo petrolio. Ma gli Usa, o almeno i settori più guerrafondai dell'establishment politico-mediatico-militare (i neo-conservatori reaganiani e gli ambienti vicini alle lobby filo-israeliane) tirano dritti per la loro strada. Tra i più attivi in questo senso vi sono il numero due del pentagono Paul Wolfowitz, l'ex capo della Cia James Woolsey, che dalle colonne del Wall Street Journal ha invitato Bush junior a "finire il lavoro" iniziato dal padre e Richard Butler l'ex capo dell'Unscom, la Commissione Onu per il disarmo non vonvenzionale iracheno, rivelatasi per ammissione generale un semplice strumento nelle mani dei servizi Usa. Contrari, per il momento, il Dipartimento di stato con Colin Powell e il presidente Bush sensibile alle sollecitazioni degli ambienti petroliferi che fanno capo al vice presidente Dick Cheney. Con loro un altro noto esponente dell'Unscom, Scott Ritter, secondo il quale Baghdad non costituirebbe più una minaccia per nessuno né per i paesi vicini, dagli arsenali pieni di armi di distruzio ne di massa. Nè tantomeno per gli Usa. Portando a compimento una rottura che risale al 1998 Scott Ritter, commentando le accuse di Butler & company all'Iraq di aver fornito a Bin Laden l'anthrax che ha colpito gli Usa, lo ha definito "un irresponabile che soffia sul fuoco della paura e del panico". Le parole di Rumsfeld non sembrano però lasciare dubbi: "L'Iraq è da anni sulla lista degli stati terroristi. Non c'è dubbio che abbia commesso atti terroristici e che li abbia sponsorizzati. In quanto stato terrorista è una minaccia per gli altri paesi del mondo e per gli Usa". "Sappiamo che si stanno preparando per tale attacco -ha risposto il vice premier Tareq Aziz- Facciamo attenzione a quello che viene detto e a ciò che viene fatto negli Usa e in Gran Bretagna e sappiamo che è giusto questione di tempo...".
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