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Arafat è finito La storia di Arafat è la storia di un sanguinario terrorista che la diplomazia, con tutto il cinismo di cui è capace, ha promosso a capo di stato senza che di tale carica abbia la benché minima parvenza. Dopo l'ennesima strage pare che tutti siano d'accordo nel considerarlo - nella migliore delle ipotesi - incapace di governare la marmaglia dei terroristi suoi vicini di casa ed allora occorre chiedersi quale scenario potrà presentarsi. Il più verosimile è che isolato politicamente e/o eliminato fisicamente si palesi il già latente conflitto tra le varie bande degli assassini che costituiscono il popolo delle varie sigle. Con le stesse regole delle guerre tra bande a cui siamo abituati nel napoletano o in Sicilia, ci saranno stragi tra gli stessi palestinesi per l'accaparramento del potere e la spartizione del territorio a colpi anche di delazioni a favore dei servizi di sicurezza di Israele. Purtroppo la guerra tra bande non durerà per l'eternità e prima o poi l'IDF dovrà tornare ad occuparsi della futura banda vincente ma sin d'ora, soprattutto nella diaspora, bisogna incominciare ad abituarsi all'idea che con la sollevazione terroristica chiamata seconda intifada è iniziata una vera e propria guerra, che va combattuta come una guerra ma soprattutto va chiamata con il suo nome, smettendola di far finta di niente come fanno i media internazionali che continuano a paventare lo "scontro globale". Ma se non è già scontro globale che cos'è? In questa ottica non dobbiamo farci prendere dalla paranoia nel preoccuparci della statura della guida che avranno i palestinesi dopo Arafat: problemi loro. Tanto, peggio di così non può essere e - come dicevano i romani - dividi et impera! Non è con i ragionamenti, con i bei gesti o con il comportamento unilateralmente ineccepibile che avremo ragione dei terroristi ma, come è avvenuto con l'Egitto, la pace sarà possibile solo quando nelle teste dei nemici sarà maturata la convinzione che qualsiasi iniziativa militare contro Israele è categoricamente destinata al fallimento e la nostra volontà di batterli non ha alcuna esitazione, e che c'è la determinazione a costringerli alla pace, con o senza Arafat. Per il raggiungimento di questi obiettivi fa ben sperare la coerenza dell'attuale leadership israeliana che speriamo resti tale e realizzi quindi le promesse onorando la scelta a suo tempo fatta di rifiutarsi di stringere la mano al terrorista Arafat. > ringraziamo la redazione di Ebraismo & Dintorni
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