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JOHANNESBURG
Raggiunto un accordo (?!)

a cura di
Patrick STROPPA

SI SBLOCCA UNO DEI NODI CRUCIALI IN DISCUSSIONE A JOHANNESBURG, DOVE È IN CORSO IL VERTICE SULLO SVILUPPO SOSTENIBILE: QUELLO DELL'ENERGIA. LUNEDÌ INFATTI È STATO RAGGIUNTO UN ACCORDO.
Un accordo al ribasso
L'estenuante trattativa si è sbloccata grazie a una frase inserita nel documento finale: quella che impegna le parti a promuovere ''un aumento sostanziale della quota globale di energia rinnovabile''. Si tratta tuttavia di un accordo al ribasso: il testo non contiene infatti nessuna data nè nessun target per l'aumento delle fonti energetiche in questione.
La Ue chiedeva di fissare al 2010 la data per raggiungere un aumento della produzione di energia pulita del 15 per cento a livello mondiale. Gli Stati Uniti invece erano contrari a sottoscrivere impegni specifici. E anche il G-77, i Paesi poveri - tra i quali ci sono grandi produttori di petrolio - temeva che fissare una quota precisa di energia da fonti rinnovabili potesse colpire le loro esportazioni.
E così, dal testo finale sono spariti i numeri, cosa che ha provocato la ''delusione'' della commissaria europea all'Ambiente, Margot Wallstrom, soddisfatta però per il fatto che''per la prima volta il tema dell'energia è stato messo al centro dello sviluppo sostenibile''.
Insoddisfatti gli ambientalisti anche perché l'accordo prevede, tra le fonti rinnovabili da promuovere, quella idroelettrica, che a loro dire equivale alla costruzione di grandi dighe dall'enorme impatto sul territorio.
Nel testo si parla poi di favorire il trasferimento di tecnologie ai Paesi in via di sviluppo, anche per mezzo di prestiti a mutuo agevolato. Si propone inoltre di promuovere azioni comuni per migliorare l'accesso all'energia sicura, al fine di raggiungere gli obiettivi del 'Millennium goal'.
Per quanto riguarda poi il delicato tema dei sussidi, l'accordo prevede che i Paesi avviino azioni per iniziare il 'phase out' (l'abbandono) dei sussidi all'energia che inibiscono lo sviluppo sostenibile.
Nessun accordo sulla salute
Non c'è invece ancora alcuna intesa sul capitolo relativo alla salute, in particolare sul tema dell'aborto. Il paragrafo incriminato è quello che chiede migliori servizi sanitari ''nel rispetto delle leggi nazionali, dei valori culturali e religiosi''.
Questa formulazione, secondo la delegazione europea, potrebbe infatti rappresentare un passo indietro rispetto a quanto già concordato al Cairo nel 1994 dalla Conferenza Onu sulla popolazione e lo sviluppo e in materia di diritti nel campo della riproduzione sessuale.
Su questo capitolo i deputati verdi hanno accusato rappresentanti italiani al summit di fare ''fuoco e fiamme'' per non far inserire nel documento finale il diritto all'aborto. Per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ''l'aborto è un tema su cui bisogna fare approfondimenti''.
L'acqua
Per una battaglia persa dall'Unione europea sull'energia, c'è n'è una vinta sull'acqua. Nel documento finale è infatti passata la proposta europea che punta al dimezzamento entro il 2015 del numero di persone che non hanno accesso all'acqua potabile e purificata. Gli Stati Uniti erano invece per inserire solo il concetto di acqua potabile.
Gli esperti di negoziati parlano di un cedimento degli Stati Uniti sull'acqua in cambio di un cedimento europeo sull'energia. L'imperativo è arrivare a un documento che non scontenti nessuno.

JOHANNESBURG: VENTIMILA IN MARCIA
Oltre ventimila persone hanno marciato sabato per le strade di Johannesburg per protestare contro il divario tra i Paesi poveri e quelli ricchi del mondo.
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LA CONCLUSIONE
Con l'accordo sui diritti per le donne ad accedere alle prestazioni sanitarie di base, raggiunto dopo una faticosissima mediazione, il "piano d'azione" della conferenza sullo sviluppo sostenibile del pianeta è finalmente stato formalmente adottato mercoledì nella seduta plenaria che segna la chiusura del vertice, a cui hanno partecipato 190 Paesi
L'ultimo ostacolo riguardava l'accesso delle donne ai servizi sanitari di base e ha visto lo scontro fra due blocchi: da un lato i Paesi europei e il Canada, dall'altro una strana coalizione tra Stati Uniti, Vaticano, Iran e Sudan.
Il blocco laico è riuscito all'ultimo momento a imporre un riferimento ai "diritti umani e alle libertà fondamentali", per controbilanciare un passaggio - che si è guadagnato il nomignolo di "paragrafo talebano" - in cui l'accesso alle prestazioni sanitarie di base veniva condizionato alla coerenza con "i valori culturali e religiosi".
Lo scontro - risoltosi con una soluzione salomonica che contiene entrambe le formule - è stato tutt'altro che nominalistico. In gioco c'è la possibilità per le donne di accedere alla contraccezione o di decidere un aborto, oltre che la legittimazione dell'infibulazione (il taglio del clitoride) - una pratica ancora diffusissima specie nei Paesi islamici. Non a caso, molti gruppi di donne si sono detti insoddisfatti della mediazione.
I malumori, peraltro, riguardano l'insieme delle 71 pagine che compongono il piano d'azione, dopo le mediazioni su temi cruciali per lo sviluppo come la diffusione di acqua potabile e la produzione di energia.
Molti parlano apertamente di fallimento del summit
di Johannesburg...

SPECIALE JOHANNESBURG   Prima di tre   @   1  /  2  /  3 

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Aria fritta  al vertice di Johannesburg ?
LA DISCUSSIONE ENTRA NEL VIVO, MA RESTA IL DISACCORDO
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