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Monsignor Grampa, invasione di campo inammissibile e inopportuna di Matteo Caratti direttore de La Regione ed. del 27 gennaio 2004 Nella cristalleria del delicatissimo tema della pedofilia e degli abusi sessuali, al quale in questi anni finalmente si dà la dovuta attenzione, è opportuno muoversi con parecchia cautela. Cosa che tutti ormai sanno, o dovrebbero sapere. Stupisce pertanto che, a poche ore dalla sua consacrazione a vescovo, don Mino Grampa si sia mosso con la sensibilità del proverbiale elefante.
Volendo ( giustamente) tranquillizzare i parrocchiani di Gordola dopo l'arresto del loro parroco, ha fatto invece drizzare le antenne a mezzo Ticino e sorgere qualche legittimo dubbio su come egli intenda i rapporti Stato chiesa. Queste le discusse parole a commento del recente scandalo a sfondo sessuale che ha toccato un suo sacerdote: ' Mi domando, alla luce dei fatti finora appurati, se non si sarebbe dovuto informare e chiedere l'intervento del Vescovo prima di rivolgersi ad altri'. Abbiamo capito bene? ' Informare prima il vescovo'? Sì, proprio così. Ma come? Che cosa significa quel ' prima venite dal vescovo' ? Non si è detto e ridetto abbastanza in questi giorni che la questione degli abusi su minori e della pedofilia ( anche da parte di sacerdoti) non va più gestita lavando o dando l'impressione di voler lavare i panni sporchi in casa ( o meglio in curia)?
Il vescovo, da noi intervistato ( cfr. pag. 3), assicura che non è sua intenzione di essere informato per ' coprire, gettare acqua di colonia sulle porcherie'.
Ci mancherebbe altro, rispondiamo noi. Ma perché mai allora chiedere alle famiglie in tali frangenti di contattare prima il vescovo?
Non si rende conto l'alto prelato di quale problema di coscienza nei credenti possa creare la sua richiesta? Anche quando di mezzo c'è un abito talare buon diritto delle parti lese è evidentemente decidere se sporgere denuncia penale alla magistratura. È poi naturalmente compito del Ministero pubblico analizzare i fatti che si presumono essere oggetto di reato.
Che c'entra il capo della diocesi? Almeno così è in uno Stato di diritto, ove è data per legge solo alla magistratura inquirente la possibilità di raccogliere e valutare, sicuramente in modo più imparziale ed approfondito di un vescovo, se determinati fatti sono costitutivi di reato.
E ancora: che ne sarebbe di una possibile inchiesta penale se il vescovo, a seguito delle informazioni passategli dalle famiglie, decidesse di richiamare all'ordine un sacerdote prima della segnalazione al magistrato penale? Il suo intervento potrebbe tranquillamente mandare in fumo una potenziale inchiesta, inquinando irrimediabilmente le prove. Non ci vuol molto a capire che questo modo di pensare e di invitare ad agire, che entra in collisione diretta con lo Stato di diritto, dove i magistrati sono tenuti ad intervenire subito quando ricevono informazioni di reato ( perseguibili d'ufficio), è un'invasione di campo inammissibile. Inammissibile per lo Stato di diritto e inopportuno per la chiesa stessa.
Sia ben chiaro: si può legittimamente criticare il modo di condurre un'inchiesta, si può non condividere l'uso di un'esca per di più minorenne. Ma casi del genere, visti i tipi di reato ipotizzati, considerata la posta in gioco e i precedenti, non possono essere, ci si passi l'espressione, messi via senza il prete, anche se condotti sotto il controllo ( comunque di parte) e l'intermediazione del vescovo. O messi via in un qualsiasi altro modo che non sia quello di bussare subito senza indugio alcuno alla porta del Ministero pubblico.
Mutatis mutandis, immaginatevi se alcune influenti categorie professionali ( avvocati, medici, docenti, giornalisti, banchieri...) davanti a un clamoroso caso che veda coinvolto un loro membro, per evitare pubblicità negativa, reagissero analogamente, prima la telefonata ai vertici per vedere cosa si può fare? Il passo, verso una giustizia di ' clan' autogestita e verso camionate di sabbia è davvero breve. Ergo, scusi monsignore se ci permettiamo di ricordare un vecchio proverbio lombardo: " ofelée fa ' l to mestée".
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