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MAGGIO 2003

DROGHE: LA CONTRORIFORMA DI FINI
RITORNO AL PASSATO
di Maurizio PLUDA  by Clarence

Che al governo ci sia il centrosinistra o il Polo berlusclone non è esattamente la stessa cosa. C'è chi continua a pensarlo, ma i fatti di ogni giorno s'incaricano di smentirlo. Dimenticando per un momento la scandalosa campagna contro i giudici, basta guardare a cose quotidiane, più vicine alla nostra vita. Come la sanità, la scuola, la spesa al mercato, il lavoro sempre più precario e "deregolato". C'è poco da sfogliar verze, la destra potrà anche darsi al maquillage ideologico, resta però sempre destra. Con un progetto sociale che si basa sui pilastri della repressione, dell'autoritarismo e dell'esclusione sociale. Non a caso, nell'agenda di governo è entrata in maniera prepotente la questione delle droghe. Con una nuova crociata punitiva guidata da Gianfranco Fini: un vero e proprio progetto di controriforma, che riporterebbe l'Italia agli anni più bui del proibizionismo.
Il vicepremier, parlando dal palco del recente summit Onu di Vienna, ha infatti esposto l'intenzione della maggioranza di rivedere la legge del '90, reintroducendo alcune norme abolite dal pronunciamento popolare del 1993. In particolare puntando sulla riproposizione della dose media giornaliera come discrimine quantitativo rigido per distinguere il consumo dallo spaccio e sull'inasprimento del trattamento penale per le droghe leggere, in nome della loro equiparazione a quelle pesanti. Un pericoloso ritorno al passato, che fa a pugni con l'evoluzione sociale, e financo medico-scientifica, del dibattito in materia. Si vuole buttare nel cestino un percorso ultradecennale, che sia pure fra molte ipocrisie ha permesso al nostro paese di incamminarsi verso un approccio meno autoritario e moralistico, maggiormente basato sul rispetto dei diritti del cittadino consumatore e sull'evidenza scientifica dei trattamenti.
Paradossi, ma non troppo, di un governo a cui fa comodo leggere la realtà come se fossimo ancora nell'Italietta del '48. Un paese irreale, perché visto attraverso una lente ideologica. Consona al supposto sentire di una supposta maggioranza silenziosa: i drogati? Tutti in carcere e chissenefrega se si fanno solo una canna oppure una pera... Vale la pena ricordare come questa crociata punitiva rischi di portare l'Italia ancora più lontano dall'Europa. Nella gran parte dei paesi del continente si va infatti verso la depenalizzazione del consumo personale e la distinzione fra droghe leggere e pesanti: c'è il Regno unito che ha di recente "declassificato" la canapa (spostandola cioè in una tabella con sostanze a minor rischio farmacologico) in ossequio ai suggerimenti del proprio consiglio scientifico consultivo sulle droghe; la Svizzera che sta per varare un'analoga riforma; mentre il Parlamento europeo ha approvato lo scorso febbraio un rapporto che fra le altre cose chiede esplicitamente di riclassificare le droghe, riconoscendo la minore pericolosità della canapa.
Per tutti questi motivi (e per molti altri che potrete scoprire cliccando sul link in fondo all'articolo), è dunque il caso di scendere in campo. Di opporsi a questo obbrobrio. Una serie di organizzazioni e di singoli cittadini l'hanno già fatto, con un appello e due mobilitazioni, in programma il 26 giugno a Roma e il 27 a Milano. Perché, è il loro invito, "di fronte alla minaccia di una controriforma che aumenterebbe lo stigma sociale, la colpevolizzazione e la sofferenza ancora oggi imposta da un sistema sociale e legislativo inadeguato, non intendiamo limitarci alla denuncia e alla difesa dello status quo, ma vogliamo proporre un salto di qualità per realizzare nuove politiche di inclusione sociale. Perciò ci rivolgiamo agli operatori del pubblico e del privato sociale, ai parlamentari, agli amministratori locali, ai cittadini affinché sottoscrivano questo appello e partecipino agli appuntamenti che saranno organizzati per il 26 giugno a Roma e il 27 giugno a Milano, per definire i contenuti e le iniziative di un cartello di forze che ci auguriamo il più vasto possibile".


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