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CRESCE IN SVIZZERA IL MALESSERE SOCIALE GIOVANILE
a cura di Samuele Milani
Pubblicate per la prima volta in Svizzera le statistiche nazionali relative al crescente malessere sociale che serpeggia nel nostro Paese.
I piu' colpiti sono i giovani, che sempre piu' ricorrono a misure 'assistenziali', mentre gli anziani 'sfuggono' alle statistiche. Nonostante vivano situazioni di 'nuova povertà', tendono a 'tirare la cinghia' e a non ricorrere ai 'servizi' per vergogna.
Un paio di vecchietti sono 'già stati trovati'  a Ginevra e Zurigo, cadaveri, nelle loro abitazioni, morti per inedia e per fame.

RASSEGNA STAMPA: ADS / RED 16.05.2006
Aiuti sociali per il 3% dei cittadini
Secondo la prima statistica nazionale i più esposti sono i bambini e i giovani adulti

Pascal Couchepin: ' La buona notizia è che il 97% della popolazione non ricorre all'aiuto sociale'
Berna - Vivono nelle grandi città, sono di origine straniera e costituiscono una famiglia monoparentale. Questo il " profilo" di 220 mila persone, pari al 3 per cento della popolazione svizzera, che beneficia di aiuti sociali. Secondo i dati forniti ieri dall'Ufficio federale di statistica ( Uft), che per la prima volta ha elaborato una statistica nazionale, mette in evidenza anche un nuovo preoccupante fenomeno: i giovani fra i 18 e i 25 sono sempre più numerosi a ricorrere all'assistenza sociale.
« La buona notizia è che il 97% della popolazione non ricorre all'aiuto sociale. Questo significa che abbiamo una rete sociale molto vasta ed efficiente, soprattutto per le persone anziane » , ha detto ieri a Berna il consigliere federale Pascal Couchepin, presentando alla stampa i dati.
Contrariamente a un'idea diffusa infatti, le cifre dimostrano che le persone anziane figurano raramente fra i beneficiari dell'aiuto sociale. I dati relativi al 2004, che permettono per la prima volta di paragonare i 26 sistemi sociali cantonali e conoscere il numero dei beneficiari e le loro caratteristiche socioeconomiche, hanno messo in evidenza che il rischio di dipendenza decresce con l'età. I bambini e gli adolescenti ( 0- 17 anni) sono i più esposti e rappresentano il 31,6 % degli assistiti, seguiti dai giovani adulti ( 13%).
Questo fenomeno è in rapido aumento negli ultimi anni, ha sottolineato Couchepin. Nella città di Zurigo, il numero di ragazzi dai 18 ai 25 anni assistiti è aumentato di oltre un terzo fra il 2002 e il 2004. A livello svizzero, la percentuale di giovani adulti è superiore alla media: 3,9% in generale e ben 7% nelle città. Molti di loro non hanno un lavoro e non hanno diritto al sussidio di disoccupazione. Solo un terzo dei giovani beneficiari di aiuti è attivo professionalmente, e di questi il 45% segue un apprendistato. Il 63% dei ragazzi assititi non ha un diploma professionale, e questo dimostra - affermano i responsabili del settore - come la mancanza di formazione aumenti il rischio di dipendenza dall'assistenza sociale.
La percentuale di beneficiari dell'assistenza sociale varia di cantone in cantone e oscilla dallo 0,6% di Appenzello Esterno al 6,5% di Basilea Città. Queste differenze sono dovute anche al fatto che le cifre presentate ieri riguardano solo l'aiuto sociale finanziario diretto. Alcuni cantoni, fra cui il Ticino ( 1,6% di beneficiari), offrono però tutta una serie di prestazioni - come aiuti ai disoccupati o alle famiglie, anticipi sugli alimenti o riduzioni dei premi dell'assicurazione malattia - che evitano a persone in situazione critica di fare appello all'aiuto sociale. Questi dati, che permetteranno di avere una visione più globale, saranno integrati nella statistica entro la fine del 2007.
Esiste comunque una spaccatura fra zone rurali e urbane. A livello svizzero, quasi la metà degli assistiti vive nelle città, dove si concentra il 29% della popolazione. Più il comune è grande, più è elevata la quota di beneficiari dell'aiuto sociale: nelle città infatti il tasso di assistiti è del 5% mentre comuni rurali solo dell' 1,6%.
La situazione famigliare ha pure un'incidenza sul rischio di finire in assistenza. Il 58% dei nuclei famigliari che beneficiano dell'aiuto sociale è composto di un solo adulto. E le persone con figli a carico sono ancora più esposte: le famiglie monoparentali infatti rappresentano oltre un quinto del totale dei casi dell'aiuto sociale. La percentuale dei beneficiari ( 13,4%) è quattro volte più elevata rispetto alla media. Le spese sostenute per il divorzio o la separazione, i costi per il mantenimento dei figli e l'impossibilità di lavorare al 100% dovendosi occupare dei figli, rendono la situazione di queste famiglie particolarmente precaria.
In generale i " single" hanno più probabilità di ricorrere all'aiuto sociale ( 5,2%), ed in particolare i divorziati. I vedovi sono rari poiché beneficiano di sussidi. Al contrario, vivere in due riduce i rischi di pauperizzazione: la percentuale di coppie in assitenza è infatti inferiore alla media.
Anche il numero dei figli influisce: le famiglie numerose aumentano il rischio di finire in assistenza.
Anche gli stranieri sono sovrarappresentati: costituiscono il 43,7% dei beneficiari degli aiuti pur essendo solo il 20,5% della popolazione. La mancanza di qualifiche professionali e la situazione famigliare sono le principali cause di questo fenomeno, secondo l'Ust. Gli stranieri infatti hanno spesso una formazione insufficiente, fanno lavori mal pagati e ricevono salari al di sotto nel minimo vitale. Inoltre generalmente vivono in grandi famiglie, un fattore che aumenta il pericolo di dover ricorre a sussidi.
L'aiuto sociale è stato concepito come sostegno temporaneo in momenti di crisi, ma dalla recessione degli anni ' 90 si è trasformato in una forma di assitenza a lungo termine, afferma l'Ust. Il 54,1% dei nuclei famigliari assistiti riceve sussidi per oltre un anno e il 15% da oltre quattro. La famiglie monoparentali in particolare rappresentano ben il 63,3% dei beneficiari di lunga data.
Il miglior mezzo per uscire dalla precarietà, secondo gli specialisti del settore, è di entrare nella vita attiva. Solo il 30% però delle persone che non ricevono più aiuti sociali è perché ha trovato un lavoro o ha aumentato il tempo lavorativo. In circa un terzo dei casi l'assistenza sociale è stata sostituta da un'assicurazione sociale o da un'altro tipo di prestazione. Inoltre un quarto dei casi archiviati sono persone che hanno cambiato domicilio o non hanno dato più notizie.
ATS/ RED



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