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No profit, un affare miliardario?
E' in crescita il volume d'affari legato al terzo settore. A determinare lo sviluppo di migliaia di organizzazioni non governative, che operano anche in forma trasnazionale, sono stati i nuovi sistemi di comunicazione e la tanto temuta globalizzazione. Se è vero che alla sua base vi è una finalità assistenziale, il no-profit è diventato a tal punto un buon affare che molte organizzazioni vengono create semplicemente per ottenere fondi, lanciando nuove campagne una volta risolta la causa per cui erano nate.
Le cinquemila organizzazioni senza scopo di lucro che esistono oggi nel mondo danno lavoro a 29 milioni di persone e occupano l'ottavo posto tra le economie più importanti, superando Brasile, Russia, Canada e Spagna. Le organizzazioni senza fine di lucro (Ong) gestiscono il 67% degli aiuti umanitari stanziati annualmente dall'Unione Europea e il 56% dei fondi erogati dagli Stati Uniti. Secondo The Economist, solo nel 1997 il no-profit ha ricevuto 6 miliardi di dollari in donazioni. Questo anche perché le Ong garantiscono una migliore e più trasparente amministrazione dei fondi rispetto a quanto potrebbero fare i governi. >
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Sempre secondo la Johns Hopkins, il "paradiso" delle Ong è la Colombia. Qui si concentra il 35% delle organizzazioni che operano in America latina. Il 30 per cento dei colombiani impiegati nel settore pubblico lavora nel no-profit che nel 1997 ha gestito, solamente in spese d'operazioni, l'equivalente al 2% del prodotto interno lordo. Si tratta di cifre dieci volte superiori a quello che il governo di Bogotà stanzia annualmente per la salute pubblica. Ciò nonostante, molti ritengono che il capitale speso dal terzo settore in costi di gestione sia di molto inferiore a quello della burocrazia statale. In particolare il terzo settore colombiano gestisce più della metà dei fondi "antidroga" stanziati dagli USA nel contesto del Plan Colombia. Per la loro efficenza e nel tentativo di sgravare lo Stato da compiti che richiedono un impegno costante e spese ingenti, anche nei paesi industrializzata è sempre più presente la tendenza a delegare al terzo settore servizi assistenziali e di pubblica utilità.
Tuttavia lo storico francese Daniel Pecaut ha fatto giustamente notare il pericolo che il terzo settore contribuisca a una maggiore delegittimazione dello Stato, privandolo di quella poca credibilità che ancora gli resta. Se le istituzioni non saranno in grado di rafforzarsi e il no-profit continuerà a crescere coi ritmi attuali la società colombiana potrebbe frammentarsi più di quanto non lo sia già.
Università Johns Hopkins
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