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INCENDI AL CUORE DELLLA COMUNITA' EBRAICA
Fiamme al pianterreno della sinagoga di Lugano e allo storico negozio di tessili Al Buon Mercato.
Non si esclude la matrice antisemita. I due crimini compiuti in serie da ignoti con l'uso della benzina
Il luogo simbolo della preghiera - la sinagoga - e il luogo simbolo del commercio - l'attività tessile - rovinati dalle fiamme uno dopo l'altro nell'arco di poco più di un'ora.
Così nella notte tra domenica e lunedì la comunità ebraica ticinese è stata presa di mira e colpita al cuore da ignoti in una grave azione premeditata e programmata che ha lasciato sgomenti.
Ieri mattina i membri della comunità si sono risvegliati con la notizia dell'incendio al piano terreno della sinagoga e allo storico negozio gestito da una famiglia di religione ebraica da oltre settant'anni, Al Buon Mercato in Corso Pestalozzi.
Finora gli inquirenti - l'inchiesta è affidata alla procuratrice pubblica Rosa Item - non possiedono elementi sufficienti per indicare chi abbia compiuto i due incendi seriali.
Una cosa è certa: entrambi gli episodi sono dolosi e premeditati, tanto che la polizia scientifica non ha trovato impronte digitali sui luoghi dei crimini.
(.) Il primo incendio è stato registrato alle 23.25 al pianterreno dello stabile che ospita la sinagoga di Lugano in via Maderno, edificata nel 1958.
I segni lasciati dalle fiamme sono visibili nella porta laterale chiusa a chiave, il punto dove verosimilmente l'autore ( più probabilmente gli autori) hanno iniziato l'azione criminosa per poi abbandonarla e cercare un altro ingresso: quello posteriore, dove le fiamme ( forse alimentate ricorrendo all'uso della benzina) hanno inferto i maggiori danni.
Mentre la sinagoga, che si trova al primo piano, è stata risparmiata dalle fiamme, grazie al tempestivo intervento dei pompieri di Lugano, il piano terreno ha subìto i maggiori danni. I vetri sono andati in frantumi e numerosi libri delle sacre scritture sono bruciati, soprattutto quelli che si trovavano in una delle tre sale.
Tra l'odore acre lasciato dal fumo, i vetri e le pareti annerite, troviamo due membri della comunità ebraica in Ticino che, sgomenti, non riescono a spiegarsi le ragioni di questo gesto:
« Siamo una comunità molto tranquilla, rispettata e rispettosa delle altre religioni e che soprattutto non ci mischiamo con la politica » - ripetono a turno i nostri interlocutori, che preferiscono non fare apparire i loro nomi sul giornale. « Questi due incendi alla sinagoga e al negozio in Corso Pestalozzi ci addolorano.
Non abbiamo mai ricevuto minacce e non riusciamo a capirne il motivo. Siamo preoccupati, perché non siamo di fronte a una bravata di qualche vandalo, bensì a una cosa programmata e antisemita » .

Uno dei due membri della comunità, 68 anni, a Lugano dall'età di otto mesi, che abita nel palazzo accanto alla sinagoga, spiega di aver udito un forte botto. « Ero convinto che fosse accaduto un incidente d'auto.
Ma poi ho visto le fiamme e così sono sceso ad aiutare i pompieri che erano già arrivati e ho aperto loro gli ingressi della sinagoga chiusi a chiave » .
Un negozio storico. E la stessa identica sciagura è stata riservata al negozio Al Buon Mercato in Corso Pestalozzi, situato a meno di un chilometro di distanza dal primo obiettivo di via Maderno, dove alle 24.45 è stato incendiato il retro dell'emporio.
Un negozio storico, che dà lavoro a una dozzina di persone. Affranta la figlia del proprietario, Perla Weiss che, di fronte al mucchio di stoffe e capi d'abbigliamento bruciati rimossi dai pompieri di Lugano e alla porta posteriore spalancata dove si intravede lo squarcio lasciato dalle fiamme, dichiara: « Una cosa così non era mai successa prima. È stata inaspettata e rimane senza spiegazioni » , dice senza voler esprimere un giudizio sugli autori del gesto. Dai primi accertamenti l'uso della benzina è pressoché certo: da un canto perché se ne sarebbe avvertito l'odore e dall'altro, perché era impossibile entrare dal retro del negozio, visto che la porta era bloccata dalla presenza di armadi e sulle finestre le inferriate impediscono di entrare. Dunque il fuoco è stato con tutta probabilità alimentato con carta e benzina gettata nel negozio dall'esterno. Da segnalare che alcune settimane or sono le vetrate anteriori dell'emporio sono state infrante. Ma è difficile dire se quelle fossero le avvisaglie di un atto più grave.
da La Regione quotidiano indipendente del Ticino 14.3.2005

UN GIORNO TRISTE
PER LUGANO ED IL TICINO

di Indy Stroppa

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Che dire di un simile avvenimento ?
Un
<accadimento> di cui vien vergogna solo a parlarne.
Certo, a posteriori, non fa' meraviglia che nella Lugano, opulenta e maneggiona,  di cui sono icone Giudici e Bignasca, si sia radicato anche il tarlo del razzismo e delle sue manifestazioni piu' bieche.
Che dire a questa minoranza di svizzeri di fede ebraica, violentati nelle proprie intime convinzioni; che dire a tutte le altre minoranze che fanno del nostro Paese un grande paese.
Che diro' all' amico Elio Bollag, portavoce della comunità ebraica ticinese, quando lo incontrero' la prossima volta nelle strade della nostra amata citta' ?
<
Delusione>, è la prima parola che Elio ha detto, soppesandola, per commentare quanto accaduto. <Delusione -quindi, - prima ancora che rabbia contro imbecilli che non sanno nemmeno chi sia un ebreo.>
<La nostra è una piccola comunità, che non ha mai avuto problemi con la realtà luganese.>
ci ha tenuto a precisare l' amico Elio, esortando a non lasciar cadere l' episodio, perche'
l' indifferenza crea complicita'. Aggiungiamo, un giorno triste per Lugano e per il Ticino;
un giorno che merita riscatto.

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IERI SOLO ALTROVE, OGGI ANCHE A LUGANO
di Matteo Caratti
Non vorremmo che fosse quello che taluni hanno temuto potesse essere: il primo grave atto di antisemitismo a sud delle Alpi. Ora, sul contemporaneo incendio della sinagoga di Lugano e di un negozio appartenente ad una famiglia della locale comunità ebraica, avvenuti nella notte tra domenica e lunedì, la magistratura ticinese sta indagando e dovrà dirci se l'inquietante ipotesi troverà conferma.
In momenti come questi anche il solo sospetto provoca sgomento. Sì, perché, pur aspettando che tutta la luce venga ( celermente ci auguriamo) fatta, impossibile non pensare a quei neri spettri della follia e dell'odio nazi- fascista che oltre cinquant'anni or sono hanno infuocato l'Europa e che da diversi anni sono purtroppo tornati prepotentemente in superficie. Imbrattano i muri, profanano cimiteri, riesaltano funesti simboli, propongono spicciole revisioni storiche, ricercano - per ora fortunatamente senza lo sperato successo - il contatto con le masse e in alcuni paesi ( anche la Germania!) si sono persino rifatti partito.
Da noi la violenza delle parole non è ( o non era?) mai diventata violenza vera. Altrove sì; inorridiva, ma era altrove, in un altro paese.
Che ora quel paese possa essere anche il nostro, e forse Lugano, ci rende oltre che inquieti, tristissimi. Vorremmo ancora poter dire: qui queste cose non capitano, qui è diverso, qui la gramigna nera non cresce, non ha radici. Forse saranno soltanto degli sbandati, senza disegni precisi, senza retroterra ideologico. La speranza, anche in questo caso, è l'ultima a morire.
Ci rincuorano le severe dichiarazioni di condanna e la solidarietà espresse da più parti a favore della comunità ebraica ticinese. In particolare da parte dei partiti politici presenti nel legislativo luganese.
Deploriamo invece l'inescusabile ritardo ' per motivi formali ' della Lega nello stigmatizzare ufficialmente, senza mezzi termini assieme agli altri partiti, gli episodi.
Un partito guidato da un presidente a vita e municipale di Lugano, persona già condannata fra l'altro per violazione della legge federale sul razzismo e che già sul Mattino aveva pubblicato scritti in odore di antisemitismo ( articoli contenenti frasi gravi come questa: " In ogni Paese in cui gli ebrei si sono insediati in numero sufficientemente alto, ne hanno abbassato il livello morale, degradato l'integrità commerciale... "; o ancora: " Se non escludete gli ebrei per tutti i tempi i vostri figli vi malediranno nelle vostre tombe "), dovrebbe precipitarsi a condannare, per evitare equivoci sulla visione leghista delle cose.
O ci stiamo sbagliando?

da La Regione quotidiano indipendente del Ticino 14.3.2005
> scritto dal direttore Matteo Caratti


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Intervista a Indy  al suo ritorno da Tel Aviv...

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