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MAGGIO 2003

NIGERIA
SALVIAMO AMINA
FIRMA ANCHE TU L'APPELLO DI AMNESTY

Restano ancora pochi giorni per tentare di salvare dalla lapidazione Amina Lawal, la donna nigeriana di 31 anni condannata a morte il 23 gennaio di quest'anno da un tribunale islamico nigeriano con l'accusa di avere avuto un figlio al di fuori del matrimonio. Il Tribunale supremo dello stato di Katsina (Nigeria), dopo aver posticipato l'esecuzione di due mesi per permettere alla donna di allattare il bambino, aveva fissato un'udienza di appello per il 25 Marzo 2003. Ma questa non aveva avuto luogo in quanto erano presenti in aula solo 3 dei 5 giudici necessari per raggiungere il numero legale. La Corte ha così fissato una nuova udienza per il 3 giugno prossimo, dove verrà confermata o meno l'esecuzione. La Sharia, la legge coranica in vigore in alcune regioni nigeriane, punisce in modo inaudito il reato di adulterio e prevede che il condannato venga messo in una buca, coperto di terra fino alle spalle, con le braccia dentro la fossa, e ucciso dal lancio delle pietre della folla. A questa tremenda fine potrebbe essere destinata Amina Lawal.
Per cercare di bloccare l'esecuzione, dall'inizio di quest'anno è scesa in campo
Amnesty International, l'organizzazione internazionale che si batte per i diritti umani e che si è dichiarata estremamente preoccupata per la decisione della corte d'appello della Sharia di Funtua di confermare la condanna a morte per lapidazione. Questa decisione, a detta dell'organizzazione internazionale, è incompatibile con la costituzione nigeriana, con gli impegni per la difesa dei diritti umani firmati dalla Nigeria stessa e con la Carta africana dei diritti umani e dei popoli, anche perché la pratica della condanna a morte per lapidazione è proibita dal Patto internazionale sui diritti civili e politici e dalla Convenzione delle Nazioni Unite. Oltre ad Amina, altre 3 persone, Ahmadu Ibrahim, Fatima Usman e Mallam Ado Baranda sono stati condannati, i primi due per un reato simile a quello di Amina, mentre il terzo è accusato di avere stuprato una bimba di 9 anni. Amnesty International si oppone comunque alla pena di morte in tutte le circostanze e si sta mobilitando per chiedere al governo nigeriano di assicurare che tutti e quattro gli imputati possano godere dei propri diritti, in accordo con gli obblighi internazionali per i diritti umani firmati dalla Nigeria tra cui l'articolo 6 del Patto internazionale sui diritti civili e politici per la salvaguardia dei diritti umani delle persone condannate a morte. A questo proposito Amnesty invita chiunque a firmare un appello destinato a richiamare l'attenzione delle autorità nigeriane affinché salvino la vita ad Amina. Proprio come due anni, fa quando, sempre in Nigeria, era scoppiato il caso di Safiya Husaini, la donna nigeriana condannata a morte con l'accusa di adulterio (in realtà, la donna era stata vittima di uno stupro) e salvata dalla lapidazione grazie all'intervento di numerose organizzazioni internazionali di mezzo mondo.

Se avete a cuore il caso di Amina, andate alle pagine di Amnesty International e firmate anche voi l'appello . Fino a oggi, nel mondo, sono state raccolte oltre 5 milioni e 900mila firme. Ne servono altre per bloccare una volta per tutte questa infame esecuzione.

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