|
Per una giusta dimensione di politica ed educazione attorno all'uomo Bologna--Nell'ultimo anno ho avuto la possibilità di servire il ruolo di Rls nel posto in cui lavoro. Ho avuto modo quindi di confrontarmi con una realtà di più soggetti caratterizzanti una posizione sociale e lavorativa, un vissuto ed una prospettiva futura sempre più personali e diversi. In una situazione come questa le dinamiche tra le parti sono in buona parte "registrate" da leggi e contratti, le pressioni esercitate dalle volontà e dagli interessi reciproci restano comunque controllate da ordinamenti e articoli, il confronto dialettico è spesso arbitrariamente superato da risoluzioni a breve termine o da effimeri escamotages che spesso si rivelano fallimentari, e resta peraltro inascoltato l'appello al libero scambio delle informazioni, sottovalutando in questo modo i vantaggi che possono derivare da una maggiore disponibilità di conoscenza tra le persone. Da questo particolare frangente della vita quotidiana è possibile astrarre una più generale riflessione attorno al tema dei diritti e dell'educazione, una ricerca che porti ad individuare le connessioni, necessarie, tra politica e pedagogia. Un primo programma di ricerca può essere orientato all'individuazione di quei diritti che garantiscano e tutelino al meglio la persona. Un impegno in questo senso è già stato avviato e realizzato con tutti quei dispositivi di legge discussi ed approvati dalle nostre rappresentanze politiche negli ultimi decenni. Tuttavia, nonostante queste conquiste certe sul fronte dei diritti, lo scontro resta aperto e si delinea una frustrante e demoralizzante realtà: per quanto sia alta l'attenzione e la precisione dei diritti scritti resta comunque distante il riscontro pratico di un loro pieno rispetto. Questo processo di allontanamento, che si crea tra la teoria e la prassi, svuota di senso la riflessione, destinata a restare ambito esclusivo, e riduce l'agire pratico ad una disarticolata funzione delle norme. La ricucitura dello scarto tra la possibilità, discussa e deliberatamente accettata, e l'attualità, diversa e sfavorevole, richiede un notevole sforzo che può e deve essere sostenuto dall'impegno politico e da precisi interventi pedagogici. L'agente politico deve essere capace di gestire questo paradosso reale, non nascondendolo con improvvisate vetrine pubblicitarie atte alla distrazione perpetua dell'individuo o rinviandolo a tempi migliori con mille alibi di recessione, ma interpretando e promuovendo risposte pratiche alle esigenze educative proposte dalla riflessione pedagogica. Il mezzo educativo può alimentare, quindi, un processo in grado di riavvicinare la contraddittoria distanza che sussiste tra realtà e teoria dei fatti. La pratica educativa ridimensiona in ogni circostanza i rapporti tra il reale-attuale e ciò che possibilmente si rappresenta come migliore. Da ciò, la crescita e il progresso teorico, tramite il processo educativo, stimolano lo sviluppo e la realizzazione materiale, proponendosi sempre come ideali traguardi umani. Non essere in grado di garantire uno progresso coerente tra carico teorico e conoscenza pratica genera uno squilibrio che svuota di senso il presente. In tal senso, ancorare la posizione politica alla linea dei diritti umani, può rivelarsi fatale per la democrazia limitatamente reale. Continua >
Prima di due @ 1 / 2
|
|